martedì 5 novembre 2013
La paura fa 90 !
Tra tutte le magagne umane quella che la maggioranza della gente vorrebbe togliersi è la paura! Questo sentimento sembra bloccarci spesso in parecchie cose: abbiamo il timore di fare delle scelte, di dichiarare i nostri veri sentimenti, di viverci delle emozioni, di perdere nelle sfide della vita, di stare male! Perciò, a chiunque chiedi ti risponderà sempre che la paura, fosse per lui, andrebbe eliminata a prescindere!
Peccato che ciò comporta un piccolo inconveniente che andremo subito a spiegare con un esempio:
Nei tempi preistorici un nostro antenato si trovò di fronte ad un leone. In quel momento, la parte più antica del suo cervello, comune a quella di tutti gli animali, fece scattare il meccanismo denominato "Attacco-Fuga" che funziona grazie alla paura. Significa che il nostro avo dovette regolarsi fra due scelte:
1 - Attaccare il leone per difendersi, ma data la mole fisica si sarebbe trasformato presto in un ottimo spuntino per il pranzo!
2 - Darsela a gambe, sperando che il leone non fosse stato più veloce di lui e non sappesse arrampicarsi sugli alberi.
Questo meccanismo di difesa scatta solo grazie alla paura, quella di perdere la vita. Ora mettiamo che questa non fosse stata presente nel nostro corredo genetico. Il leone avrebbe di fatto mangiato il nostro avo senza che questo "volesse" opporre resistenza. Infatti, non provando paura, non ci sarebbe stato ne la reazione di attacco ne quella di fuga per salvaguardare la propria vita.
Quindi, in poche parole: la paura è funzionale alla sopravvivenza!
Ora, l'uomo moderno non incontra leoni se no in uno zoo, e a parte rari casi difficilmente si mette in pericolo da solo... ma la paura è sempre presente, sempre radicata nel profondo, e potenzialmente disfunzionale, per molti altri motivi.
E' funzionale quando, magari, ci fa andare più cauti in macchina, ci fa gestire meglio le nostre parole con le persone, ci permette di relazionarci con gli altri evitando di dire cavolate o fare figure barbine.
E' disfunzionale quando diviene patologica: cioè quando non sembra che ci sia nessun motivo per provarla, ma lei è presente lo stesso! Questa è capitata almeno una volta a tutti nella vita e purtroppo non può essere gestita a piacimento (è come cercare di regolare i battiti cardiaci con la volonta).
Perchè sono presenti queste paure disfunzionali?
Perchè nascondono qualcosa a noi stessi, perchè certe volte è più facile essere impauriti che arrabbiati , delusi, frustati, rammaricati con il mondo o con se stessi. Non accettarsi o pensare di non esserlo dagli altri è quello su cui questa si basa per raffozzarsi.
E allora che fare?
Come consiglio posso dirvi di cercare di comprendere cosa è che realmente vi spaventa, perchè quando la paura vi fa stare male è sicuramente qualcosa di cui inizialmente non avete cognizione di causa. Un altro consiglio è quello di farla scorrere, non lottarci contro ma accettarla. Accettare se stessi è il primo passo per sconfiggere le paure irreali e comprendere chi siamo veramente.
Chi si accetta riesce meglio a inquadrarsi nel suo stesso contesto, chi si inquadra comprende chi realmente è, e se magari ci sono cose da migliorare e da li che può partire, con più fiducia e senza più tremore nelle gambe!
giovedì 31 ottobre 2013
Smettila di correre e guarda dal finestrino!
Una volta mi trovavo alla stazione di Roma Tiburtina e mi incamminai nel sottopassaggio per andare a prendere la metropolitana che mi avrebbe condotto a Roma Termini. Avevo una certa fretta, i minuti erano contati, e non volevo perdere una singola coincidenza. Prima di entrare in metropolitana ho dovuto letteralmente fare lo slalom fra migliaia di persone, perchè come me erano tutti di fretta, tutti a correre, tutti, giustamente, con i loro tempi e le loro mete da raggiungere.
La metropolitana, manco a dirlo, era piena zeppa, stavamo tutti stretti stretti, schiacciati, a sentire i respiri di ogni singolo vicino di spazio. Quando sono uscito alla mia fermata sono letteralmente stato espulso fuori a propulsione, e senza sosta ho cominciato di nuovo lo slalom che mi ha portato nel giro di 10 minuti al mio treno. Salito su ho potuto costatare che ero sudato, con l'affanno, con i piedi indolenziti, e il dolore al collo: "e sono solo le 7.30 di mattina, cominciamo bene!"
La fretta!
La fretta e la corsa! La corsa e l'affanno! La meta che diviene tappa! La tappa che diventa inizio! L'inizio e una nuova corsa! E' il ciclo che riparte!
Il mondo corre come un dannato e noi affannosamente a stargli dietro. Ci mettiamo così tanta foga a corrergli dietro che non ricordiamo quasi nessuna faccia che incrociamo, nessuna strada che seguiamo, nessun passo che facciamo.
Che sia giusto o no, non possiamo più permetterci di non stare al passo, e ciò comporta un esaurimento in breve tempo di forze, voglia, fino a toglierci anche il benessere.
Ok, mi direte, è necessario!
Ma è necessario anche fermarsi ogni tanto, è necessario anche stoppare il veicolo che guidiamo nervosamente, posteggiare sul ciclio della strada, aprire il finestrino, far entrare aria fresca e guardarsi intorno: li c'è il paesaggio. Lui non scappa, non ha fretta, è immobile, immenso e pacifico.
E' da ammirare!
venerdì 11 ottobre 2013
Riesco a vendere frigoriferi agli eschimesi!
Riflettevo sulla capacità della gente di riuscire ad inventarsi ogni sorta di realtà, spacciandola per vera, organizzandola ad arte, magari basandosi su spunti credibili, plausibili, per poi gonfiare il tutto riuscendo a far incuriosire, quel tanto che basta, per prendere l'interesse di chi ha la voglia e la compiacenza di ascoltarli.
Nell'era dei social network la verità diventa sempre più merce rara: ognuno la monta come vuole, scrivendosela già a partire da un semplice status, mettendo una foto particolare, magari ritoccata.
Se si ci limitasse a ciò, non ci sarebbe nessun male, alla fine ognuno può dipingersi e farsi vedere come vuole, non deve darne conto a nessuno, se non a se stesso. Questo funziona un pò meno quando i venditori di verità taroccate, spacciandole per notizie certe, inventano un post, basato su un blog di infima categoria, magari scritto dalla stessa mente geniale, mettendo il tutto in vetrina e aspettando i commenti dei futuri "conoscitori di come và la vita".
E' tutto questo si traduce con una schiera di persone, finti sapienti ma grandi ignoranti, che si mangiano tutto quello che gli propinano, perchè in fondo è quel che vogliono sentirsi dire; trovare capri espiatori alle loro seghe mentali, gridare allo scandalo senza sapere che la notizia sia fonte certa o sia, come nella maggioranza dei casi, inventata ad arte magari per portarti in quella pagina, magari perchè ad ogni like corrisponde qualche centesimo in più.
E ti trovi a leggere post inventati contro leggi inesistenti (in questo periodo quelli sugli immigranti spuntano come i funghi dopo una pioggia), politici sprezzanti, cure mediche miracolose (che di miracoloso hanno solo il numero di persone che cade in trappola), e altre stupidate su animali inesistenti (quello del pesce che strappa il pene è stupenda), epidemie esotiche e compagnia bella.
La cosa che mi rattrista di più non sono neanche gli inventori di tali notizie immaginarie, a loro scrivere non costa nulla, e sono li a sfregarsi le mani quando il tutto diventa virale. Mi rattrista di più chi ci cade con tutte le scarpe senza informarsi prima, e commenta dall'alto della propria saggezza cercando di inculcare prima a e stesso che agli altri una ragione personale che nella maggioranza dei casi si rivela essere solo una grande stronzata.
martedì 28 maggio 2013
Il clown che guarì gli angeli
Il bambino che sorride è uno degli spettacoli più belli del mondo.
Nella loro semplicità i bambini manifestano sempre le emozioni che provano, soprattutto se sono intense quanto la gioia. Le emozioni così belle vengono in tanti casi, per forze di causa maggiori, quali malattie, incidenti, abusi, portati via dal cuore di queste creature, ancora troppo deboli nei confronti del mondo.
I bambini assorbono più di un adulto i vari traumi, e ne portano le ferite per lungo tempo, tanto che, se non giustamente curate, possono trasformarsi in cicatrici indelebili del loro animo.
Uno dei tanti traumi potrebbe essere dato dall'esperienza dell'ospedalizzazione: infatti un bambino ricoverato si ritrova in un ambiente diverso da quello in cui è cresciuto, senza la possibilità di essere libero di giocare (viste le sue condizioni), di vedere gli amici di sempre, di avere interazioni abituali come quelle con la scuola o con lo sport che pratica nel quotidiano. Anche le cose più semplici possono divenire difficili, senza che loro ne abbiano comprensione. Si associerà l'ospedale all'esperienza data dal dolore, proveniente sia dall'interno, dalla malattia, che dall' esterno, dai tanti esami o terapie purtroppo necessarie.
Esistono molti ospedali che attivano progetti per la salvaguardia della salute psichica del bambino, ponendo sale giochi attrezzate per l'esigenza ludica dei piccoli, costruendo progetti volti al proseguo della loro istruzione, e integrando il tutto con servizi psicologici atti ad alleggerire l'esperienza ospedaliere e a dare sostegno alle famiglie.
In tutto ciò può e deve venire in aiuto un altro sostegno che reputo di importanza fondamentale, un sostegno a cui è fondamentale avere una adeguata preparazione, e che non credo tutti possano fare: la clown therapy.
Questi "dottori del sorriso" possono essere affiancati agli specialisti del settore, per fare in modo di salvaguardare la salute mentale e la vitalità del bambino mentre questo trova conforto a livello fisico dalle cure ricevute, manifestando allo stesso tempo i sentimenti di gioia più adatti alla sua età. I "doctor clown", semplicemente giocando, interagendo, parlando con loro, non solo procurano spensieratezza nel bambino che si trova in degenza, ma riescono a parlare e a farsi rispondere dal cuore di ogni singolo individuo. Il successo è così garantito che questa terapia è stata più volte esportata fra i vari reparti, non solo dedicati alle cure per l'infanzia.
E' con il sorriso che si riesce ad affrontare con leggerezza il mondo.
Se uno specialista riesce a curare le ali ad un angelo sono i clown a fare in modo che queste creature possano sollevarsi di nuovo da terra.
mercoledì 22 maggio 2013
Il Grande Gatsby : Recensione!
Non è l'Amore a vincere su tutto, ma la sua Illusione!
Non sapevo cosa aspettarmi dal film, non avevo visto ne trailer, nessuna immagine, sapevo solo chi erano i due interpreti principali, e chi era il regista. Poi il nulla! Il grande Gatsby è uno spettacolo che mi sono goduto, senza sapere cosa aspettarmi, dalla prima all'ultima scena.
Aprendosi in uno scenario che di per se appare drammatico, un ospedale psichiatrico, in realtà molto accogliente , facciamo la conoscenza di Nick Carreway (Tobey Maguire), il cantastorie, colui che andò a New York con la pretesa di diventare un grande della finanza e con il sogno dello scrittore, ormai infranto.
Nick nell'ospedale ha gli occhi spenti, ciò ci induce a capire che non vedremo una storia con un lieto fine. Gli occhi non mentono, è quelli di Nick sono tristi, quasi senza vita, in un morso di disperazione e delusione per ciò che hanno visto.
Il racconto parte dall'arrivo del giovane nel paese delle meraviglie, la New York degli anni 20, in piena enfasi economica, dove tutti sono alla ricerca di un ruolo per definirsi, mentre altri sono già definiti, pomposi, atletici, rampolli di una società dove il benestare e il divertimento non sono mai messi in discussione.
Nick è accolto come viene accolto un bimbo all'entrata di un grande circo, nell'abbraccio della folla in festa di un luna park. Tutto sembra intonato, tutto sembra cantare per lui.
Nick, però, viene presto portato dietro questo mondo sfavillante, un mondo fatto di corruzione, soprattutto morale, a cui assiste, sia da spettatore che da attore principale, al suo quatidiano decadimento. E' un mondo che non nasconde i suoi sorditi segreti, anzi, quasi li sbatte in faccia con prepotenza: la lussuria, l'arroganza, il marciume, coperto solo all'apparenza. Così accade che lo stesso marito di sua cugina, pomposo rampollo di nobile famiglia e giocatore incallito di polo, tradisca la moglie sotto gli occhi esterefatti del parente, senza traccia di rimorso alcuno.
Nick riesce a vedere tutto ciò, ma non gli interessa più di tanto, è sempre lui quello fuori contesto. Lo è anche New York stessa però, con le sue contraddizioni, dove nel giro di un centinaio di metri si ritrova da ville lussuose a ciminiere a cielo aperto, dove uomini e donne fanno marcire i loro polmoni sotto i fumi tossici del carbone... esseri ridotti a larve sotto gli occhi onnipresenti di un cartellone stile Orwelliano , che osserva quella misera vita quasi con rimprovero e diprezzo.
Nick comprende in poco tempo che New York ha in se un bellezza e una decadenza che non possono fare ammeno l'una dell'altra.
E' in tutto ciò c'è comunque una luce all'orizzonte, un faro diverso, stonato, di luce verde fra i fumi delle discariche e le nebbie della banchiggia. Il suo nome è Gatsby, un personaggio sulla bocca di tutti, ma che nessuno sa chi sia. Un milionario che da feste, sfavillanti, devastanti ed inebrianti, e che ha un passato misterioso, di cui tutti sembrano sapere qualcosa, ma che nessuno sa veramente descrivere.
Quando Gatsby (Leonardo Di Caprio), il signore del castello, e vicino di casa di Nick si presenta, altro non è che un giovane dall'aspetto rassicurante, un sorriso accattivante, che prende sotto la sua ala il giovane vicino, facendolo in poco tempo diventare araldo del suo sogno. Un sogno talmente bello, musicale, varipinto, di cui tutti gli spettatori si innamorano senza porvi resistenza. Tutti vediamo la storia attraverso gli occhi di Nick e tutti ci innamoriamo del sogno di Gatsby, perchè in fondo è quello che l'uomo cerca sempre: trovare l'amore perfetto, malgrado sia la più grande delle illusioni, come gli occhi e le parole finali di Nick ci diranno.
Il regista, Baz Luhrmann, rovescia quello mostrato fatto in Romeo+Giulietta, dove aveva portato il parlato shakespiriano classico in una visione moderna della vita, mettendo stavolta musica e parlate del ventunesimo secolo in un ambientazione di inizi 900. Il mix è talmente ben amalgamato che lo spettatore trova nell'anacronismo un divertimento per gli occhi, orecchie e mente. Il film passa dalle carrellate velocissime di inizio pellicola, in cui gli occhi di Nick sono pieni di gioia, vita, meraviglia, a i rallentatore di fine film, decisi a sottolineare la drammaticità di certe parti, e dove l'animo del nostro cantastorie si fà sempre più velato di tristezza e disperazione.
Maguire e Di Caprio sono l'apice recitativo del film, con tutti i comprimari che interpretano soavemente e magistralmente la loro parte. Tutti esagerati nel loro essere appunto "personaggi", ma fortemente voluti così, con una marcata sottolineatura che ne esalta pregi e difetti, una caricatura che fa comprendere meglio la loro reale umanità corrotta. Gatsby è l'uomo anacronistico per eccellenza, anche lui esagerato, nel suo essere sognatore, romantico, passionale, ma che rappresenta a differenza di tutti gli altri una sorta di chimera irreale quanto tragica.
Un film che mi ha appasionato e commosso, che mette spunto a tante riflessioni e che colpisce allo stomaco e al cuore fino alla fine. E alla fine anche noi ci ritroveremo, come Nick, a gridare:
"Gli altri sono tutti marci Gatsby! Lei vale più di loro messi insieme!”
venerdì 3 maggio 2013
Non è tutto Swarovski ciò che luccica!
L'arte, in qualunque sua forma, racconta un qualcosa che spalanca le porte della nostra immaginazione e che solletica la nostra fantasia.
C'è ne sono di due tipi: l'arte da cervello acceso - quell'arte che va interpretata a personam, che ti fa entrare in contatto con il suo autore, che ti porta ad esplorare un nuovo mondo facendolo convergere col proprio punto di vista, col cuore, con la pancia, attraverso il sangue che ribolle, a cui si contrappone quella da cervello spento - che una persona normale cerca nei momenti di maggiore stress, magari per farsi due risate (quasi sempre amare), per cercare lo sfotto di turno, per dar ricreazione solo momentanea al senso della vista, ma che non leggi mai col cuore e che non ti rimarrà impressa.
E' l'arte vissuta più dai genitali che dal resto del corpo, un arte da scarica adrenalinica momentanea, che fa echeggiare a urletti esasperati come teenager in piena tempesta ormonale.
Perchè allora la si chiama arte???
Perchè, dal mio punto di vista, l'arte è lo specchio dell'essere umano, uno specchio che và a guardare essenzialmente dentro l'anima, e che tocca le corde dell'intimo in modo piacevole. E che sia da cervello acceso o spento a volte poco importa, perchè in entrambi i casi tocca ad ognuno corde diverse.
L'arte la si deve guardare sempre dal punto di vista dei tempi in cui è nata. Se ad oggi le figure femminili più predominanti come senso di bellezza sono date da modelle anoressiche, rappresentanti della società dell'apparire, vestite solo da abiti che nulla lasciano all'immaginazione, nei quadri del medioevo la bellezza veniva interpretata da donne formose, piene, panciute, simbolo, in un periodo di fame, della tendenza dell'uomo di sognare il benessere formandosi l'immagine della donna accogliente nella sua morbidezza.
L'animo umano ha cercato sempre e continuerà a farlo la gioia in quello che l'artista ci offre, soprattutto se la sua ispirazione è fornita dell'amore. Un bellissimo esempio è dato dal "Dracula" di Bram Stoker.
Chi non ha mai letto "Dracula" sarà tentato di interpretare tale opera letteraria come il classico tema sul vampiro succhiasangue, senza sapere quello che c'è in realtà dietro: "un romanticismo che non ha eguali!"
Dracula non è solo un mostro senza anima, Dracula è una creatura dannata per il troppo amore.
La storia parte dalle sue conquiste in terra santa, durante le crociate, a favore di un Dio in cui credeva fermamente, per via di una fede molto radicata. Al ritorno dalla sua ultima guerra Dracula trova la sua amata morta suicida perchè il nemico le aveva fatto ricevere un messaggio ingannevole sulla presunta morte dello sposo. La chiesa non celebra il funerale e non le da l'assoluzione dai peccati, perchè, essendo morta suicida, la donna ha commesso un atto contro il volere divino pregiudicando la sua redenzione verso il paradiso. Il conte, affranto dal dolore per la perdita, con la consapevolezza che non rivedrà più l'adorata moglie, di cui era follemente innamorato, maledice il nome di Dio gridandolo direttamente al cielo. La maledizione viene recepita dall'Altissimo che punisce Dracula strappandogli l'anima, e rendendolo immortale e dannato per l'eternità, trasformandolo nel primo vampiro della storia. Dopo secoli Dracula riconosce in un altra donna la reincrnazione dell'amata, ed escogiterà un piano diabolico per tenerla ancora stretta fra le proprie braccia, compiendo ogni sorta di nefandezza pur di tornare a sentire il respiro della donna che gli strappò via cuore e anima.
Oggi ti ritrovi invece vampiri che si sentono mostri solo perchè brillano al sole come Swarovski, e che si fanno la guerra con lupi mannari ed emo ipoglicemici al fine di vedere chi la tiene più lunga, relegando l'amore ad una sorta di festa degli ormoni adolescenziali in cui vince chi si porta a letto la verginella in calore.
E siccome il prodotto è commerciale al punto giusto, e riesce a far bagnare le mutandine delle teeneger per ogni pettorale mostrato dal belloccio del cineforo (toccando contemporaneamente il nostro cuore e la nostra anima più porcellosa), si sminchiano tutti i mostri sacri del cinema uccidendoli nell'essenza.
Della serie "I libri del Moccia non bastavano più"!
Quindi un vampiro simbolo della dannazione per amore diventa un tamarro immamorato che brilla, lo zombie simbolo dell'appiattimento e dell'omologazione sociale viene descritto come un tamarro innamorato che striscia, l'extraterreste simbolo della paura verso il diverso si trasforrma in un tamarro innamorato ed extrasensoriale, la strega simbolo dell'emarginazione diventa la comara innamorata coi superpoteri.
Ed è inutile lamentarsi, tanto è arte pure questa: l'arte del denaro e del cervello spento!
giovedì 28 marzo 2013
Il Diritto di Parola e la Cella dell'Insulto
"Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo"
E' una frase condivisibile, straordinaria e bellissima, che esprime in poche parole la nostra libertà di pensierò ed espressione, ma che in realtà viene trascurata dai più, anche quando facciamo una semplice discussione.
Se vi capita di parlare con un amico succede spesso di avere idee differenti e che si parte spesso in lunghe e accese discussioni per un qualsivoglia argomento scontrandosi apertamente su tutti i punti. Sarà capitato anche a voi di divergere in opinioni con le persone che amate, magari su fatti politici, culturali, religiosi, o semplicemente se il "pane con la nutella è più buono da solo o inzuppato nel latte freddo o caldo".
In questi discorsi c'è però una componente di civiltà che non troviamo in altre parti, dettata dal fatto che per quanto attaccati sulla nostra opinione chi ci sta davanti è sempre una persona a cui vogliamo bene e che riteniamo abbia diritto di esprimera come la pensa, perchè merita comunque rispetto. Un rispetto che invece manca sempre di più al giorno d'oggi, cosi da vedere magari cose assurde, discorsi assurdi fra parti, fino ad arrivare ad attacchi gratuiti ed a insulti pesanti.
Se un tempo la comunicazione fra individui veniva data attraverso la parola diretta, o le lettere pubblicate su riviste a cui gli "esperti" davano la loro risposta, oggi si può comunicre realmente con tutti attraverso la rete, rimanendo magari nell'anonimato di un nickname o di un avatar.
Prendiamo ad esempio il social network facebook, in cui l'anonimato non esiste in senso stretto perchè comunque (nella maggioranza dei casi) conosci nella vita reale le persone con cui interagisci . La gente mette tramite link o frasi su status personali i propri pensieri su cosa si è o no daccordo. Magari partono discussioni anche belle in cui ognuno scrive sue idee su un argomento, cercando di mostrare agli altri con ragionevolezza il proprio pensiero. Queste persone le trovi così genuine anche nella realtà, senza essere mai "ottusi" riescono a spiegarti un concetto, magari con veemenza, mostrando rispetto per gli altri.
Poi ci sono quelli che ti spiettellano un pensiero insultando già dal post iniziale chi la pensa esattamente al contrario di loro, mostrando questi ultimi come emeriti idioti, imbecilli senza speranza che non hanno capito nulla. Magari non si aspettano neanche risposte, ma solo approvazione o un enorme numero di "mi piace", e restano spiazzati quando invece qualcuno reagisce, perchè giustamente offeso in quanto parte di una categoria attaccata o perchè magari vive di quel pensiero o valore.
Una persona intelligente, in quel caso, chiede magari scusa, non cambiando per forza di cose opinione su quell'argomento, ma ammettendo di aver esagerato e portando prove concrete sulla prorpia esternazione; una persona codarda (la maggioranza dei casi) non risponde, ti cancella il messaggio oppure ti mette una frase sotto con la tipica presa per il culo; e infine ci sono i sobbillatori, quelli che ti cominciano ad attaccre aspramente, non ti danno spiegazioni valide sul perchè la pensano in quel modo, e preferirebbero mandare in vacca l'amicizia più che chiedere scusa e almeno, in civiltà, fare un dietro front.
La cosa peggiora molto di più al di fuori da facebook, entrando nel mondo dei forum o dei blog, in cui dietro la maschera dell'anonimato, si può cominciare ad insultare idee, valori, pensieri che non convergono magari con i propri, e che lo manifestano con insulti molto aspri senza ulteriori argomentazioni. La fortuna dei blog e dei forum e che essendoci dei moderatori alcuni messaggi possono essere tolti, ripuliti se hanno un minimo di argomentazione, e si può mettere fuori il molestatore. Colui che viene "bannato" magari crea altri account per ribadire la sua inciviltà, o accusare chi lo modera di "attentato alla libertà di parola", cosa in realtà sbagliata, perchè lui stesso ne sta attettando macchiandola di volgarità verso altre persone; queste non sono parole, ma manifestazioni di inciviltà che non dovrebbero neanche esistere.
La manifestazione più vergognosa la si ha in social come Youtube, in cui nei commenti sotto i video pubblicati ci sono epiteti contro le persone talmente coloriti da doverli vietare ai minori di novantasei anni.
La nostra libertà di parola ed espressione è un diritto sacrosanto, datoci perchè è il modo più veloce per collegare il nostro pensiero alla comunicazione con gente che sta al di fuori della nostra testa. Purtroppo il sistema di comunicazione di tanti è quello di non collegare il cervello, ma il culo, con la parola, tanto da riuscire a farle puzzare allo stesso modo.
Quindi dite la vostra, magari con veemenza, con rabbia, con forza, urlando; ma ditelo tenendo conto che chi avete davanti ha la vostra pari opportunità e lo stesso rispetto di cui siete degni voi.
Chi invece è solo in grado di insultare ha solo una risposta degna: il silenzio dell'indifferenza!
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